Tutto può accadere a Broadway (2014)
- michemar

- 25 feb 2022
- Tempo di lettura: 4 min

Tutto può accadere a Broadway
(She's Funny That Way) USA/Germania 2014 commedia 1h33’
Regia: Peter Bogdanovich
Sceneggiatura: Peter Bogdanovich, Louise Stratten
Fotografia: Yaron Orbach
Montaggio: Nick Moore, Pax Wassermann
Musiche: Edward Shearmur
Scenografia: Jane Musky
Costumi: Peggy A. Schintzer
Owen Wilson: Arnold Albertson
Imogen Poots: Isabella "Izzy" Patterson
Kathryn Hahn: Delta Simmons
Will Forte: Joshua Fleet
Rhys Ifans: Seth Gilbert
Jennifer Aniston: Jane Claremont
Austin Pendleton: giudice Pendergast
George Morfogen: Harold Fleet
Cybill Shepherd: Nettie Patterson
Richard Lewis: Al Patterson
Sydney Lucas: Josie Albertson
Debi Mazar: Vickie
Illeana Douglas: Judy
Jennifer Esposito: Margie
Tovah Feldshuh: Miriam
Joanna Lumley: Vivian Claremont
John Robinson: Andre
Quentin Tarantino: se stesso
TRAMA: Arnold Albertson, un regista di successo teatrale e televisivo, arriva nella Grande Mela per mettere in scena la sua ultima produzione di Broadway. La protagonista dello spettacolo sarà sua moglie, accanto a lei il divo del cinema Seth Gilbert. La prima sera che si trova a New York, Arnold chiede la compagnia di una escort a un servizio apposito, che gli manda una giovane e affascinante ragazza: Isabella. Nel corso della serata Arnold le regala 30 mila dollari; in cambio però Isabella dovrà lasciare il suo lavoro e intraprendere la carriera dei suoi sogni, quella di attrice.
Voto 7

Una giovane attrice affermata racconta a una giornalista la sua storia. Ex-prostituta, incrocia un regista teatrale affermato. Entrano poi in gioco la moglie di lui, l’attore amante di lei, uno sceneggiatore e la sua compagna psicologa. Beh, come si può capire, è una commedia fatta apposta complicata per divertire ancora di più, grosso modo come succedeva nell’età dorata della screwball, con cui Hollywood produceva film a getto continuo con attori adattissimi come Cary Grant e Katharine Hepburn. L’autore è il compianto Peter Bogdanovich che l’aveva scritto una quindicina di anni prima assieme alla ex-moglie Louise Stratten per distrarsi dai guai finanziari che stavano attraversando.

La fortuna di questo film divertentissimo e riuscito in pieno è stata anche quella di trovare quasi per caso gli interpreti giusti. Una vita di alti e bassi, quella di Peter Bogdanovich: costellata di successi come Paper Moon - Luna di carta e Ma papà ti manda sola? e battute d’arresto, di grandi amicizie - negli anni 70 accolse Orson Welles nella sua casa hollywoodiana, coltivò rapporti stretti con vecchie glorie come Cary Grant, Alfred Hitchcock, Howard Hawks e John Ford - e tragici amori - quello per la modella Dorothy Stratten, uccisa dal marito durante le riprese di ...E tutti risero. Quest’ultimo è il film a lui più caro, nonostante evochi il lutto e l’abbia portato alla rovina economica. Per l’allora settantaseienne Peter fu il ritorno dietro la macchina da presa per un film di fiction che vede un protagonista che di mestiere fa il regista e per hobby il benefattore. La “funny” (nel senso di bizzarra) del titolo originale (She’s Funny That Way) è la vivace prostituta Isabella (Imogen Poots), cui il regista Arnold offre un sostanzioso gruzzolo per mollare la strada e rifarsi una vita. Che poi sarebbe quello che veramente successe a lui quando era a Singapore per girare un film: davvero il regista aveva potuto parlare con molte prostitute dopo averle assunte per il film, dando loro più soldi rispetto al salario e incoraggiandole ad abbandonare il business della prostituzione.

Nei panni del protagonista vi si trova Owen Wilson, attore più che mai predisposto al genere, fino al punto, data anche la sua abilità di sceneggiatore brillante, di improvvisare dialoghi riuscitissimi sul set e dare un contributo notevole a tutto lo script. Tutto effettivamente può accadere, persino a Manhattan, dove fra stanze d'hotel e strade affollate di taxi non c'è soluzione di continuità, danzando intorno al playboy/pigmalione anche una moglie, un attore dall'ego smisurato e soprattutto una ragazza squillo che ha lo humour sfacciato che non ti aspetti.

Sì, è una screwball modernizzata, molto vicina al vaudeville tanto amato nella vecchia Francia, con tanto di porte girevoli in cui succede che un personaggio esce di scena proprio mentre ne entra un altro che magari non doveva incontrare e fa stare sulle spine sia il protagonista che lo spettatore che non riesce a distrarsi un solo attimo. Sullo sfondo la città di New York, sempre amata dal regista, che teneva a precisare, a proposito del film, che “La città è la spalla del film, nonché il luogo dove sono nato e cresciuto, è un posto meraviglioso e magico. Chi dice che sia cambiata si sbaglia, resta sempre una fonte di ispirazione e una località ideale per girarci una pellicola, specialmente quelle che una volta erano le sophisticated comedy.”. Definizione che chiarisce bene a che tipo di commedia si assiste.



Oltre a divertire, questa commedia ha un filo sottile di malinconia, quella che si può recepire pensando a quanto Peter Bogdanovich amasse il genere e quante belle opere ha realizzato con quel ritmo e quelle battute, e con quali straordinari attori fu portata sul grande schermo in tutto il mondo. Film che tutt’oggi si rivedono con piacere. Qui vediamo all’opera Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Rhys Ifans, Jennifer Aniston, tutti in splendida forma, perfettamente in sintonia con l’atmosfera che cercava di ricreare il regista. Attori che normalmente interpretano commedie ma che qui si esaltano. Per capire bene che tipo di cineasta fosse il nostro compianto, bisogna tenere a mente ciò che raccontava della sua filosofia di cinema: “Un brutto giorno gli studios hanno stabilito che se James Cameron riusciva a fare blockbuster da 300 milioni di incassi al primo weekend, allora tutti i film dovevano adottarne la ricetta. L’età d’oro di Lubitsch, Ford, Preston Sturges e Hawks è conclusa, e solo pochi autori contemporanei, come Wes Anderson, Noah Baumbach e Quentin Tarantino spiccano in mezzo a colleghi che fanno tutto con lo stampino. A me piace girare commedie, anche se far ridere la gente è la cosa più difficile del mondo: il dramma è facile da realizzare, ma la soddisfazione di sentire il pubblico ridere alle battute del tuo film è inebriante. Fu Cary Grant a suggerirmi di nascondermi in fondo alla sala del Radio City Music Hall, in cui proiettavano Ma papà ti manda sola? e ascoltare 6.500 persone sbellicarsi grazie a quello che avevo scritto. Mi avrebbe fatto bene al cuore, disse. E così fu.”.






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