Un anno di scuola (2025)


Un anno di scuola
Italia Francia 2025 dramma 1h42’
Regia: Laura Samani
Soggetto: Giani Stuparich (romanzo)
Sceneggiatura: Elisa Dondi, Laura Samani
Fotografia: Inès Tabarin
Montaggio: Chiara Dainese
Scenografia: Federica Bologna
Costumi: Loredana Buscemi
Stella Wendick: Fredrika “Fred”
Giacomo Covi: Antero
Pietro Giustolisi: Pasini
Samuel Volturno: Mitis
Magnus Krepper: padre di Fred
Silvia Gallerano: professoressa Banti
Aurora Fabris: Irene
Giorgia Gregori: Giada
Maurizio Zacchigna: prof. Parmeggiani
Paolo Fagiolo: bidello
Sofia Mercandel: Alice
Luna Isabel Perosa Perez: Valeria
Aurora Fabris: Irene
Stefano Attruia: professor Chiti
Paolo Eduardo Herrera De La Ossa: Paolo
TRAMA: Fred, diciottenne svedese esuberante e coraggiosa, arriva in un istituto tecnico dove si trova a essere l’unica ragazza in una classe composta solo da maschi. La sua presenza rompe gli equilibri esistenti e catalizza l’attenzione di tre amici inseparabili: Antero, affascinante e introverso; Pasini, seduttore istrionico; Mitis, il più protettivo del gruppo.
VOTO 6,5

Dopo l’acclamato esordio con Piccolo corpo, ambientato nell’800, Laura Samani torna con un film, ambientato a Trieste (la sua città) nel 2007, che affronta l’adolescenza e le sue zone d’ombra, adattando liberamente il romanzo di Giani Stuparich. Passa quindi da una giovane madre in ambasce del film precedente ad una ragazza che deve affrontare l’ultimo anno di scuola prima degli esami di stato, davanti alla scelta dei futuri studi universitari, quindi del destino di donna nella società. È più di un romanzo di formazione e potrebbe essere definito un teen movie, anche se alla vigilia della maturità, perciò dopo il periodo adolescenziale: è il momento della vera crescita mentale. Soprattutto non è il tipico film teen a cui siamo abituati perché è raccontato da un punto di vista più maturo.

Nel settembre del 2007 la diciassettenne Fredrika, che tutti chiamano Fred (Stella Wendick), lascia la Svezia per seguire il padre trasferito a Trieste per lavoro, un ruolo che lo porta spesso a prendere decisioni difficili nelle aziende: è un “tagliatore di teste” per cui non viene accettata dai compagni facilmente dal momento che molti genitori lavorano in quell’azienda. Per completare l’ultimo anno di scuola si iscrive a un istituto tecnico, ritrovandosi unica ragazza in una classe composta esclusivamente da ragazzi. L’attenzione che suscita è continua, ma nonostante l’iniziale spaesamento riesce a legare con tre compagni cresciuti insieme: Antero (Giacomo Covi), riflessivo e appassionato di letture; Pasini (Pietro Giustolisi), che dietro l’atteggiamento da conquistatore nasconde una ferita profonda; e Mitis (Samuel Volturno), il più premuroso e pronto a proteggere lei e gli altri.

La presenza di Fred, però, finisce per alterare la dinamica del gruppo: ciascuno dei tre, in modi diversi e senza confessarlo apertamente, sviluppa un sentimento nei suoi confronti. Lei, desiderosa di integrarsi e di sentirsi parte di qualcosa in una città che fatica a farla sentire a casa, accetta compromessi che la mettono alla prova, arrivando a mettere in gioco qualcosa di significativo pur di non perdere quel fragile equilibrio.

Come ben sappiamo, a scuola e a quell’età, è facile che nascano simpatie e antipatie e ancor più che capitino occasioni per legare con qualcuno in maniera più intima. Capita insomma di innamorarsi con chissà quali prospettive, ma più probabilmente in avventure occasionali perché in seguito ognuno prende la sua strada. Siccome il posto in classe che le viene assegnato è proprio vicino a quel trio di amici stretti, è inevitabile che lei leghi presto con loro e poiché questi sono molto affiatati e stanno molto assieme, Fred viene subito accolta e integrata, arrivando a condividere tutte le bravate e iniziative tipiche dei giovani. Bar, discoteca, feste, confidenze che diventano vieppiù personali. Tra i tre, Fred trova e prova attrazione verso il più posato, il più “intellettuale”, Antero, che ricambia subito e in pratica i due si mettono assieme, senza però condividere la situazione con gli altri due. Un po’ per riservatezza, un po’ per non stimolare l’inevitabile gelosia. Tutto fila liscio e in armonia tra i quattro, meno con le altre ragazze dell’istituto, fino a quando, per eventi fortuiti, su un muro della scuola compare una scritta non solo molto offensiva nei riguardi della ragazza ma anche e soprattutto maschilista.

Innanzitutto, si nota facile che la protagonista si ritrovi catapultata, malvolentieri, come un corpo estraneo in una classe solo maschile alterandone gli equilibri che si erano stabiliti nel corso dei quattro anni precedenti. Carina e disinvolta com’è, pare una esplosione di novità che deflagra come un tuono a cielo sereno, provocando desiderio e gelosia in disequilibrio, essendo l’unica femmina. Lei porta un cambiamento che scuote, a maggior ragione per la sua spigliatezza e la sua sicurezza. È forte tanto da non reagire né agli sguardi carichi di antipatia delle altre ragazze né a quelli predatori dei maschi. Fa gola a molti e gli stessi tre del suo gruppo fanno gli indifferenti ma, dentro, ognuno di loro cova la speranza che venga scelto e che si conceda. Tutto normale, a patto che si svolga nell’ambito educato e non abusante. I tre sono diversi tra loro come carattere ed hanno tipi differenti di vita trascorsa. In particolare, è Pasini il più complesso, traumatizzato da una gravissima perdita familiare che lo sta condizionando ma, dopo un momento di comprensione di Fred, scambia quell’atteggiamento per un avvicinamento intenzionale, scatenando la gelosia e la reazione di Antero. Pasini è il giovane più fragile emotivamente, mentre Mitis è il compagnone pronto a venire in soccorso a tutti. Alla fine arriverà il momento delle scelte e come succede ad ogni ultimo anno di scuola, ognuno si avvierà, tra abbracci, sorrisi e qualche nostalgia, perché il futuro preme.

Favorisce l’adattamento della storia l’ambientazione in una città come Trieste, che ha qualcosa di magico come le città di mare e quell’aria malinconica che porta la trama ad essere credibile, come lo è, in effetti. Sorprendono i quattro interpreti, veri, sinceri, bravissimi: i maschi sono non professionisti reclutati per strada o a scuola e ciò contribuisce alla percezione che si prova di autenticità e freschezza. Davvero. Mentre l’ottima Stella Wendick arriva da una scuola di recitazione svedese e ha imparato la lingua per recitare il suo ruolo. È in effetti spigliata non solo nel personaggio ma anche come attrice e non mostra il minimo segno di inesperienza, col suo sorriso al vento, spavalda e a testa alta.

Laura Samani filma il gruppo come un organismo chiuso, regolato da codici invisibili, che reagisce alla novità con tensioni sottili e ridefinizioni dolorose. I tre amici ce li sa mostrare benissimo per ciò che devono essere, dimostrando come oscillano tra desiderio, gelosia e paura di perdere il proprio ruolo. Fred, energica e autonoma, tenta di integrarsi senza rinunciare a sé stessa, diventando il corpo che rompe la forma. La regista aggiorna Stuparich con sensibilità contemporanea, mostrando quanto il maschile possa diventare norma silenziosa. Lo stile e lo sguardo che utilizza la regista in questa occasione può perfino far venire in mente i film “dei proverbi” rohmeriani dove le giovanissime vogliono scoprire l’amore anche fisico, ma è il modo di inquadrare che esalta quello sguardo e conclude il film con un meraviglioso lungo piano-sequenza che favorisce l’addio alla fase ed esalta le doti caratteriali della bella Fred, mentre domina una cover di Più niente dei Prozac+ con il contributo dell’altra triestina Elisa.

La notevole fotografia di Inès Tabarin sa catturare la fragilità dei gesti giovanili, mentre il vivace montaggio di Chiara Dainese scandisce l’anno così decisivo per la classe di 5.a A. Ma questo cast giovane, scoperto tra scuole e bar di Trieste, porta in scena un realismo emotivo sorprendente che se all’inizio - come è capitato a me – si inizia a guardare il film con sufficienza ritenendolo il solito teen movie, dopo se ne resta piacevolmente interessati, perché la validissima Laura Samani, che dirige a meraviglia gli attori, riesce a raccontare il prezzo dell’appartenenza e le pressioni invisibili che plasmano le identità e i desideri di quella bella età, dove il futuro sembra infinito. Per tutto ciò, ne emerge un coming‑of‑age, sebbene differente dai soliti, duro e necessario, dove crescere significa anche imparare a disobbedire. Laura Samani firma così un’opera intensa, che parla di confini, di sguardi e di ciò che si perde per essere accettati, stando sempre vicino ai personaggi con la macchina da presa.

Riconoscimenti
Venezia 2025 – Sezione Orizzonti
Miglior interpretazione maschile Giacomo Covi
Premio Valentina Pedicini per la miglior regia e sceneggiatura
Premio Lanterna Magica (CGS)
Premio Nuovo IMAIE miglior attore esordiente a Giacomo Covi, Pietro Giustolisi e Samuel Volturno






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