Una notte da leoni (2009)
- michemar

- 6 gen
- Tempo di lettura: 4 min

Una notte da leoni
(The Hangover) USA, Germania 2009 commedia 1h40’
Regia: Todd Phillips
Sceneggiatura: Jon Lucas, Scott Moore
Fotografia: Lawrence Sher
Montaggio: Debra Neil-Fisher
Musiche: Christophe Beck
Scenografia: Bill Brzeski
Costumi: Louise Mingenbach
Bradley Cooper: Phil Wenneck
Ed Helms: Stuart “Stu” Price
Zach Galifianakis: Alan Garner
Justin Bartha: Doug Billings
Heather Graham: Jade
Sasha Barrese: Tracy Garner
Jeffrey Tambor: Sid Garner
Ken Jeong: Leslie Chow
Rachael Harris: Melissa
Mike Tyson: se stesso
TRAMA: Tre amici si svegliano dopo una festa di addio al celibato a Las Vegas, senza alcun ricordo della notte precedente e dello scapolo scomparso. Giranno allora la città per trovare il loro amico prima del suo matrimonio.
VOTO 6

Doug (Justin Bartha), Phil (Bradley Cooper), Stuart (Ed Helms) e Alan (Zach Galifianakis) sono un gruppo di amici in partenza per Las Vegas per celebrare l’addio al celibato del primo. Il gruppo parte a bordo di una Mercedes-Benz W111 decappottabile, di proprietà del futuro suocero di Doug, Sid (Jeffrey Tambor), che tiene alla macchina in modo maniacale, ma che la presta volentieri al futuro genero, rassicurato dal fatto che è un ragazzo assennato. Arrivati a Las Vegas, dopo aver preso una suite al Caesars Palace, brindano alla notte che non dimenticheranno mai. La mattina dopo, gli amici del futuro sposo si svegliano completamente disorientati: la suite è devastata, una gallina gira per la stanza, a Stu manca un dente, nel bagno si trova una tigre, nel ripostiglio c’è un neonato che piange. Ma soprattutto, Doug è scomparso!

C’è chi dice che sia una delle ultime grandi commedie americane. Forse perché la memoria collettiva è corta, o perché basta una tigre in bagno per far gridare al miracolo. La verità? È un film che parte con un afflato promettente e poi si accontenta di essere ragionevolmente divertente. Che, tradotto, significa: funziona, ma non lascia cicatrici.

Il film si apre con un’idea forte: lo sposo è sparito, gli amici sono allo sbando, il matrimonio è a rischio. Poi arriva il flashback e… sorpresa! La struttura è quella di un giallo per smemorati, ma con meno tensione del classico meccanismo che deve ricostruire la notte precedente. Il trio protagonista si sveglia in una suite devastata, circondato da una gallina, una tigre e un neonato. Sembra l’inizio di un delirio anarchico, ma il film non ha mai il coraggio di spingere davvero sull’acceleratore. Ogni follia è subito addomesticata, come se il regista avesse paura di disturbare il pubblico.

Il cameo di Tyson è alquanto bizzarro: è una trovata che funziona solo perché è talmente assurda da sembrare un meme da social ma è anche il simbolo del film: un colpo di scena che vive di rendita, senza costruzione. Il cuore del film è quindi la caccia agli indizi. Peccato che la maggior parte delle situazioni sia più prevedibile che sorprendente. Il film non osa mai davvero: resta sempre un passo prima del caos totale, come se temesse di diventare troppo sporco, troppo cattivo, troppo qualcosa.

Eppure, paradossalmente, è proprio quando si lascia andare - il cinese nudo, la volante della polizia, il matrimonio improvvisato - che funziona meglio. Ma sono lampi, non un sistema. Di positivo c’è che i personaggi sfuggono alla semplice caricatura: Phil è il leader bello-ma-non-troppo-stronzo, Stu è il nerd con fidanzata tossica, Alan è il buffone socialmente disfunzionale. Funzionano? Sì, ma siamo sempre nel cliché che troviamo in altri film che vogliono provocare. Alan, in particolare, è il classico personaggio che fa ridere finché non ti rendi conto che il film non sa cosa farne oltre la gag ricorrente.

Il film è vietato ai minori, ma non perché sia davvero scandaloso. È più che altro un catalogo di cose già viste: parolacce, nudità maschile, droghe, alcol, fluidi corporei. Nulla che non si possa trovare in qualunque altra commedia per adulti. È, comunque, una commedia che fa il suo dovere: ti strappa risate, ti intrattiene, ti lascia qualche scena iconica. Ma non ha né la cattiveria né l’inventiva per diventare davvero un cult. È un film che deraglia, sì, ma sempre su binari sicuri.

Tra i diversi film divertenti al limite del demenziale che Todd Phillips ha girato prima dell’acclamazione mondiale con Joker (e il seguito meno riuscito), si inserisce questa assurda commedia la cui fortuna ha portato i produttori a girarne anche due seguiti. Il capostipite ha avuto un successo planetario (si parla di quasi mezzo miliardo di dollari d’incasso) tanto da diventare un’icona della commedia moderna grazie alla sua formula narrativa che combina umorismo e avventura in una trama ricca di colpi di scena.

Con il ricco cast, il regista riesce a intrattenere e sorprendere, mantenendo l’attenzione sempre viva. Va apprezzata l’efficacia del trio di attori principali e la regia che riesce a ben delineare i profili caratteriali dei personaggi, rendendo ogni momento del film sia divertente che imprevedibile. Originale, vivace, con molte trovate: per questo è ritenuto un buon intrattenimento. Ma ci si può annoiare proprio per i motivi accennati. Film premiato oltre i meriti, non memorabile.
Riconoscimenti
Golden Globe 2010
Miglior film commedia o musicale
BAFTA 2010
Candidatura miglior sceneggiatura originale










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