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Uno sconosciuto alla porta (1990)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 5 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Uno sconosciuto alla porta

Pacific Heights

USA 1990 thriller 1h42’

 

Regia: John Schlesinger

Sceneggiatura: Daniel Pyne

Fotografia: Amir Mokri

Montaggio: Steven Ramirez, Mark Warner

Musiche: Hans Zimmer

Scenografia: Neil Spisak

Costumi: Ann Roth, Bridget Kelly

 

Melanie Griffith: Patty Palmer

Matthew Modine: Drake Goodman

Michael Keaton: Carter Hayes / James Danforth

Laurie Metcalf: Stephanie MacDonald

Mako: Toshio Watanabe

Nobu McCarthy: Mira Watanabe

Dorian Harewood: Dennis Reed

Tippi Hedren: Florence Peters

Beverly D'Angelo: Ann Miller

Carl Lumbly: Lou Baker

Sheila McCarthy: Liz Hamilton

Luca Bercovici: Greg

Jerry Hardin: Bennett Fidlow

 

TRAMA: Una coppia lavora duramente per ristrutturare la casa dei sogni e poterla subito affittare per pagare il mutuo che hanno fatto per comprarla. Sfortunatamente, uno degli inquilini ha dei piani ben diversi.

 

VOTO 6,5

 

 

C’è un certo tipo di thriller americano dei primi ’90 che sembra nato per ricordarci che il sogno borghese è fragile come l’intonaco fresco. Il racconto di questo inquilino che terrorizza (come si vedrà con la trama) appartiene esattamente a quella famiglia: un film che parte come un manuale di “come restaurare una casa” e finisce come un incubo immobiliare, come se il cinema si fosse inventato un nuovo sottogenere dell’horror: affittuari protetti dalla legge.

 

 

John Schlesinger, il grande John Schlesinger, tra i tanti drammi meravigliosi che ha realizzato (Darling, Via dalla pazza folla, Un uomo da marciapiede) o thriller di altissima angoscia (Il maratoneta) dirige con mano elegante un racconto che, pur non avendo una motivazione psicologica particolarmente robusta, trova la sua forza nella tensione quotidiana: il rumore di un martello alle tre di notte, un assegno che non arriva, un estraneo che si insinua nella tua casa e nella tua vita. È un film che parla di soldi, di fiducia mal riposta e di quel sottile terrore che nasce quando scopri che la legge non è dalla tua parte.

 

 

Patty (Melanie Griffith) e Drake (Matthew Modine), giovane coppia di San Francisco, investono tutti i loro risparmi in una grande casa vittoriana da ristrutturare, convinti di poter sostenere il mutuo affittando due appartamenti. L’idea sembra solida, almeno finché non compare Carter Hayes (Michael Keaton), impeccabile in apparenza, educato, solvente, il tipo di inquilino che chiunque accetterebbe senza pensarci troppo. Una volta ottenute le chiavi, però, questi si trasforma in un incubo: non paga l’affitto, si barrica dentro, provoca danni, manipola la legge e inizia una guerra psicologica che mette a rischio non solo la stabilità economica della coppia, ma anche la loro relazione. Mentre Patty tenta di mantenere il controllo, Drake scivola in una spirale di frustrazione e impotenza. La scoperta finale è amara: Carter è un truffatore seriale che sfrutta le falle del sistema per impossessarsi delle proprietà altrui. La battaglia tra i tre diventa così una lotta per la sopravvivenza economica e personale.

 

 

Il film funziona soprattutto grazie a Michael Keaton, che qui abbandona ogni residuo di simpatia per incarnare un sociopatico di precisione chirurgica: un uomo che non ha bisogno di artigli alla Freddy Krueger per terrorizzare, perché gli basta un set di lame, un telefono e la burocrazia dalla sua parte. È un villain che vive di dettagli: il sorriso troppo controllato, la calma che precede la devastazione, la capacità di trasformare un appartamento in un campo di battaglia legale.

 

 

Melanie Griffith e Matthew Modine interpretano una coppia credibile, vulnerabile, un po’ ingenua: lui idealista e impulsivo, lei più lucida ma costretta a inseguire i danni. La dinamica tra i due è uno dei punti più interessanti del film, perché mostra come la pressione economica possa sgretolare anche le relazioni più solide.

 

 

Schlesinger, consapevole della fragilità della sceneggiatura, compensa con una regia ipercinetica: carrelli circolari, camere che ruotano, un montaggio che amplifica la paranoia. A volte funziona, a volte sfiora l’eccesso, ma contribuisce a creare quel senso di vertigine che se non ti spaventa, almeno ti farà girare la testa.

 

 

È un thriller domestico che vive più di atmosfera che di profondità narrativa. Non è un film perfetto, ma è un film efficace, capace di trasformare un problema molto concreto - l’inquilino sbagliato - in un incubo psicologico che parla di soldi, potere e vulnerabilità. E forse la vera morale è che il mercato immobiliare fa più paura di qualsiasi villain.

Una curiosità: nel cast lavorano madre e figlia, Tippi Hedren e Melanie Griffith.

 


 
 
 

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