Vite sospese (1992)
- michemar

- 6 giorni fa
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Vite sospese
Shining Through
UK USA 1992 dramma/guerra 2h12’
Regia: David Seltzer
Soggetto: Susan Isaacs (romanzo)
Sceneggiatura: David Seltzer
Fotografia: Jan de Bont
Montaggio: Craig McKay
Musiche: Michael Kamen
Scenografia: Anthony Pratt
Costumi: Marit Allen
Michael Douglas: Ed Leland
Melanie Griffith: Linda Voss
Liam Neeson: Franze-Otto Dietrich
Joely Richardson: Margrete von Eberstien
John Gielgud: Konrad Friedrichs / Girasole
Francis Guinan: Andrew Berringer
Patrick Winczewski: pescivendolo
TRAMA: Nel 1940, a New York, Linda Voss, figlia di un ebreo tedesco immigrato, si rende conto che Ed Leland, l'uomo alle cui dipendenze lavora, fa parte dei servizi segreti. Quando gli Stati Uniti entrano in guerra, la donna ottiene di potersi recare a Berlino per tentare di salvare alcuni parenti e per carpire importanti segreti militari. Riesce in quest'ultima parte della missione e salvata in extremis.
VOTO 6,5

Melanie Griffith interpreta Linda Voss, una segretaria di origini ebraico‑tedesche cresciuta nel Queens che, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, abbandona la macchina da scrivere per diventare agente sotto copertura dell’OSS. L’immagine iniziale – lei che saluta i nazisti per mimetizzarsi – è solo l’innesco di un’avventura che mescola commedia brillante, melodramma e spy‑story con un gusto dichiaratamente hollywoodiano. Linda è una come una “Cenerentola combattiva”: sveglia, intuitiva, capace di capire tutto di una stanza in pochi secondi. Quando si presenta nell’ufficio dell’avvocato Edward Leland (Michael Douglas), per esempio, intuisce subito che non è il tipo di segretaria che lui immaginava. Ma la sua intelligenza pratica e la conoscenza del tedesco la rendono indispensabile. Tra i due nasce un rapporto fatto di botta e risposta rapidi, seduzione e ironia, in perfetto stile screwball anni Trenta.

La storia è raccontata durante un’intervista rilasciata alla televisione americana, quindi tramite una serie lunga di flashback, da Linda Voss da anziana e felice, ai tempi giovane segretaria newyorkese di origini irlandesi e tedesco‑ebraiche, che entra nel mondo dell’intelligence quasi per caso, quando scopre che il suo capo, l’avvocato Ed Leland, è in realtà un agente dell’OSS. La guerra avanza, le tensioni crescono e Linda, dotata di intuito e coraggio, si ritrova coinvolta sempre più a fondo nelle operazioni segrete americane. Il suo talento linguistico e la sua determinazione la portano a essere considerata per una missione delicatissima nella Germania nazista, dove dovrà assumere una nuova identità e muoversi in un ambiente ostile, fatto di sospetti, gerarchie e pericoli quotidiani.

Infiltrata nella casa di un ufficiale, Linda vive una doppia vita: da un lato la routine domestica che deve interpretare alla perfezione, dall’altro la ricerca di informazioni cruciali per gli Alleati. Le relazioni che stringe (alcune utili, altre ambigue) diventano parte integrante della sua copertura e della sua sopravvivenza. Intanto, il legame con Leland rimane sospeso tra dovere e sentimento, mentre la missione la costringe a confrontarsi con la propria identità, le sue radici e il peso morale delle scelte che compie. La trama procede come un intreccio di tensione, emozione e rischio, seguendo Linda nel suo percorso da donna comune a protagonista di un’operazione che potrebbe cambiare le sorti della guerra.

La missione che la porta a infiltrarsi nella casa di un alto ufficiale nazista è costruita come un collage di suggestioni cinematografiche: atmosfere da Casablanca, omaggi a Hitchcock, fotografia spettacolare che ricorda l’action anni Ottanta. In Germania, Linda incrocia figure eccentriche e ambigue: un informatore enigmatico, una donna dell’alta società che gioca con il pericolo, un ufficiale nazista vedovo che introduce una sfumatura umana nel contesto.

È proprio questa parentesi più seria a rallentare il ritmo: il film, nato per essere un film quasi d’azione, si appesantisce quando tenta di aggiungere complessità morale alla storia. Alcune sequenze virano verso il sentimentalismo, altre verso una gravità che stona con il tono leggero e avventuroso del resto.

Nonostante gli sbilanciamenti, Melainie Griffith regge il film con una protagonista energica, ironica e coraggiosa. Linda Voss è una donna che non aspetta di essere salvata: agisce, rischia, sbaglia, si rialza. E quando arriva il momento decisivo, dimostra di essere una donna d’azione, capace di affrontare il pericolo senza perdere la sua umanità.

Ho apprezzato parecchio l’interpretazione di Melanie Griffith ma è da meno il notevole Michael Douglas che compie il gesto eroico nel gran finale, immancabile happy end che nel periodo storico fa parte alla perfezione del cinema americano degli Anni Ottanta, di cui riconosciamo bene la fotografia, le musiche e la modalità della regia. Un buon discreto film che riempie la serata.






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