Volver – Tornare (2006)
- michemar

- 20 mag 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 28 apr 2024

Volver – Tornare
(Volver) Spagna 2006 dramma 2h1’
Regia: Pedro Almodóvar
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Fotografia: José Luis Alcaine
Montaggio: Josè Salcedo
Musiche: Alberto Iglesias, Estrella Morente
Scenografia: Salvador Parra
Costumi: Bina Daileger
Penélope Cruz: Raimunda
Carmen Maura: Irene
Lola Dueñas: Soledad (detta Sole)
Blanca Portillo: Agustina
Yohana Cobo: Paula
Chus Lampreave: zia Paula
Antonio de la Torre: Paco
Carlos Blanco: Emilio
María Isabel Díaz: Regina
Neus Sanz: Inés
TRAMA: Le vicende di tre generazioni di donne: Raimunda è una giovane madre che decide di nascondere il cadavere del suo compagno per coprire l'omicidio avvenuto per mano della figlia Paula dopo un tentativo di abuso. La sorella Sole, abbandonata dal marito, gestisce un negozio di parrucchieri e vive da sola. Nel frattempo lo spirito della madre, morta anni prima in un incendio, torna per risolvere alcune questioni in sospeso e dispensare utili consigli.
Voto 7

“Ti sei tagliata?” chiede Emilio, il vicino di casa proprietario del ristorante a due passi, a Raimunda che ha il collo sporco di sangue. “No”, risponde lei: “Cose di donne” e gli chiude la porta in faccia perché in cucina ha il cadavere di un altro uomo, accoltellato. Ecco, questo – come d’altronde sempre nei film di Pedro Almodóvar – è ancora un film di donne, figure materne che lui sa come raccontare, disegnare, colorare, svelarne il carattere. Ma è anche il ritorno del regista nella sua terra, come quello della protagonista Raimunda di questo gruppo di famiglia solo al femminile che si ritrova al paese di origine con la sorella Sole, dove sono morti tragicamente i genitori in uno dei tanti furiosi incendi che alimenta il vento di levante, padrone assoluto della regione.

Ed è anche un film antimaschilista, dove gli uomini sono raramente buoni, anzi spesso rapaci, che fanno male alle donne: le tradiscono, le trascurano, a volte cercano anche di abusare delle più giovani, proprio come scopre la donna al centro della storia, che ha sposato un fannullone di uomo dopo aver concepito una figlia, che adesso, adolescente, attira lo sguardo di quest’ultimo. E quando la ragazzina subisce l’assalto non ha altro modo di difendersi che piantandogli un coltellaccio nel corpo. Raimunda non si perde d’animo e fa sparire il cadavere (ecco il sangue sul collo) con uno strattagemma degno del miglior thriller di Hitchcock.

Questo aspetto noir è solo marginale, non è quello che interessa ad Almodóvar: lui ci condurrà nell’interno della famiglia fatta di donne che si supportano nel bene e nel male, con la buona e la cattiva sorte. Tra i “ritorni” della trama c’è anche quello dello spirito della mamma Irene che appare agli occhi di zia Paula, vecchia e malandata, o perlomeno così sembra, altrimenti chi può essere quella donna che risulta ufficialmente morta in quell’incendio?

Intrecciando la situazione noir con il dramma delle perdite familiari e degli abusi dei maschi, con la commedia che immancabilmente serpeggia nelle opere di Pedro della Mancia, il risultato non può che essere un mélo dai colori forti, dalle passioni affettive e dalla risolutezza delle donne, che non si abbattono mai, neanche nei momenti più difficili. L’importante è che al centro della scena ci sia una femmina bella e resistente alle disgrazie della vita e questa è Penélope Cruz, che il regista sa come inquadrare ad ogni scena: occhioni scuri che sprizzano energia, labbra rosse e tette esposte all’obiettivo, emblema della mamma protettiva, abbondante e nutritiva.

Che prepari abusivamente da mangiare per le 30 persone della troupe cinematografica presente nella zona o che levighi con vigore la tomba dei genitori che il vento riempie sempre di foglie, Raimunda è instancabile e non cerca riposo, affinché la figlia Paula sia protetta e tenuta lontana dai pericoli, affinché cresca con la consapevolezza che le donne devono cavarsela sempre, meglio se da sole. Se poi i segreti, che si sa, si conservano meglio sotto i letti, è proprio da quello spazio angusto che salterà fuori la sconcertante verità che farà definitivamente luce su quello che era successo la notte dell’incendio. Il fantasma che si fa carne, la vita che si bagna di lacrime, gli abbracci che non si spezzano. La vita è femmina e la famiglia è donna.

Se son tutte simpatiche e brave, da Carmen Maura a Lola Dueñas, da Blanca Portillo alla giovane Yohana Cobo, la presenza di Penélope Cruz è, oltre che rituale, essenziale e magica, almeno per il fatto che incarna il cinema di Pedro Almodóvar, che fa commuovere e sorridere, anche nel dramma. L’importante è che domini il rosso.
Riconoscimenti
2007 - Premio Oscar
Candidatura alla migliore attrice protagonista a Penélope Cruz
2007 - Golden Globe
Candidatura alla migliore attrice in un film drammatico a Penélope Cruz
Candidatura al miglior film straniero
2006 - Festival di Cannes
Migliore sceneggiatura
Miglior interpretazione femminile a Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas, Chus Lampreave, Yohana Cobo e Blanca Portillo
2007 - Premio BAFTA
Candidatura al miglior film straniero
Candidatura alla migliore attrice protagonista a Penélope Cruz
2007 - Premio Goya
Miglior film
Miglior regista
Migliore attrice protagonista a Penélope Cruz
Migliore attrice non protagonista a Carmen Maura
Miglior colonna sonora
Candidatura alla migliore attrice non protagonista a Blanca Portillo
Candidatura alla migliore attrice non protagonista a Lola Dueñas
Candidatura alla migliore sceneggiatura originale
Candidatura alla miglior produzione
Candidatura alla miglior fotografia
Candidatura alla miglior scenografia
Candidatura ai miglior costumi
Candidatura al miglior trucco e acconciatura
Candidatura al miglior sonoro












































































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