Waiting for the Barbarians (2019)
- michemar

- 3 apr 2022
- Tempo di lettura: 3 min

Waiting for the Barbarians
Italia/USA 2019 dramma 1h52’
Regia: Ciro Guerra
Soggetto: J.M. Coetzee (Aspettando i barbari)
Sceneggiatura: J. M. Coetzee
Fotografia: Chris Menges
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Giampiero Ambrosi
Scenografia: Crispian Sallis, Domenico Sica
Costumi: Carlo Poggioli
Johnny Depp: colonnello Joll
Robert Pattinson: ufficiale Mandel
Mark Rylance: il Magistrato
Gana Bayarsaikhan: la ragazza
Greta Scacchi: Mai
David Dencik: segretario
Harry Melling: soldato
Bill Milner: soldato
Isabella Nefar: Stella
TRAMA: Il Magistrato, amministratore di un isolato insediamento di frontiera al confine di un impero senza nome, è in attesa di andare in pensione con l'arrivo del colonnello Joll, il cui compito è di riferire sulle attività dei "barbari" e sulla situazione di sicurezza al confine. Joll inizia a condurre una serie di spietati interrogatori. Il trattamento dei "barbari" per mano del colonnello e la tortura di una giovane donna "barbara" portano il Magistrato a una crisi di coscienza e a un atto di ribellione.
Voto 6,5

In un avamposto di frontiera isolato, un magistrato coloniale di un impero senza nome soffre di una crisi di coscienza quando un colonnello dell'esercito arriva cercando di interrogare la gente del posto su una rivolta imminente, usando tattiche crudeli che inorridiscono il magistrato.

Di primo acchito sembra di ritrovarsi nell’atmosfera sospesa de Il deserto dei Tartari: un remoto avamposto militare, dove una nutrita guarnigione di soldati e ufficiali ha il compito di sorvegliare la popolazione locale ai margini di un deserto inondato dal colore della natura e dal sole accecante. C’è una strana aria di attesa, ma non si capisce di cosa, gli abitanti indigeni e nomadi sono apparentemente tranquilli, non dovrebbe succedere nulla, i soldati sono quieti. Eppure.

Eppure, in quel posto che sembra dimenticato da tutti, compreso dal Comando da cui dipendono i soldati della guarnigione, dove l’amministratore che vi è stato posto dall’Impero (indefinito anch’esso) è un Magistrato in prossimità della pensione, dotato di buon senso e in buoni rapporti e quindi accettato dai locali, sempre disponibile a trovare una soluzione nelle dispute quotidiane, eppure quel calmo equilibrio viene interrotto dall’arrivo del colonnello Joll. Questo ufficiale, dall’espressione dura che non comunica nulla, neanche umanità, ha il compito di riferire sulle attività dei “barbari” (ecco il titolo) di cui prevedono disordini e ribellioni, quindi di accertarsi sulla situazione di sicurezza. Il metodo che questi adotta è severissimo, pesantemente aggressivo, con lo scopo di intimorire gli interrogati e ottenere quante più informazioni. Una durezza preventiva che agli occhi del Magistrato (da notare anch’egli senza un nome definito) sembra non solo eccessivo ma anche disumano, fino a ledere le libertà civili delle persone sospettate. Il succedersi delle torture anche di una persona a lui cara scuotono l’uomo fino a condurlo ad una crisi di coscienza che tocca la fedeltà alla sua divisa. Una evoluzione che lo porterà a riflettere. Molte cose succederanno.

Film allegorico: quella fortezza in un posto ipotetico ai margini di un deserto è il simbolo di una guerra asimmetrica contro un nemico non ben chiaro, che vede nemici e pericoli intangibili, vivendo nel terrore di una ribellione o un’invasione che non avviene. Tante volte un governo ha bisogno di crearsi un nemico, altrimenti non potrebbe giustificare certe decisioni. È sempre stato così. Il bene e il male ancora una volta che si scontrano e si scoprono incompatibili. L’uno è il Magistrato, l’altro è il colonnello Joll, che presto si troverà spalleggiato da un altro ufficiale paranoico, Mandel. Il primo è uno straordinario Mark Rylance, ammesso che ci fosse ancora bisogno di un’altra dimostrazione della sua bravura. Il secondo è Johnny Depp, che trova in un militare ferreo e rigido anche nel fisico il ruolo ideale per la sua estemporaneità: divisa che sembra inamidata, posizione eretta come un manichino, occhiali tondi da sole, inespressività espressiva, terrore emanato come un alone tutto intorno. Ogni sua visita alla fortezza non porta e non segna nulla di buono. Solo la tranquillità del Magistrato lo potrebbe contrastare, uomo che però, incuriosito dalla cultura del luogo, sta decidendo la sua strada. Il terzo, Mandel, ha le sembianze di un malefico Robert Pattinson, forse mai visto in un ruolo del genere.

Chi sono veramente i barbari di cui si attende l’arrivo? Non certamente le popolazioni nomadi, non certamente gli innocui oppressi, piuttosto sono gli uomini dell’Impero, rappresentati da due ufficiali spietati e sommari, ma contro di loro poco può fare il Magistrato. Ci penseranno gli indigeni vessati, come sempre è accaduto nella Storia, a riprendere i fili del loro destino.


Non è il Ciro Guerra dell’Oro verde, non si ripete il regista colombiano con il mistero e la sacralità di quel film, gli manca lo scatto autoriale che tanto lo aveva contraddistinto in quella occasione, stilando un’opera troppo classica, troppo calligrafica, ma il film non è inutile perché è un’ulteriore tappa di un cineasta interessante. E perché ci offre ancora una volta un attore che avrebbe meritato una carriera ben diverso nel cinema internazionale: Mark Rylance si mangia due divi del calibro di Johnny Depp e Robert Pattinson in un solo boccone.






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