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Perfetta illusione (2022)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 9 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Perfetta illusione

Italia USA 2022 dramma 1h30’

 

Regia: Pappi Corsicato

Sceneggiatura: Pappi Corsicato, Luca Infascelli

Fotografia: Rocco Marra

Montaggio: Natalie Cristiani

Musiche: Gabriele Roberto, Andrea Boccadoro

Scenografia: Tina Pennisi

Costumi: Grazia Materia

 

Giuseppe Maggio: Toni

Margherita Vicario: Paola

Carolina Sala: Chiara

Sandra Ceccarelli: Adele

Maurizio Donadoni: Roberto

Daniela Piperno: Elisabetta

Giampiero Judica: Giovanni

Ruggero Franceschini: Tommaso

 

TRAMA: Toni conduce con la moglie Paola una vita normale ma piena di entusiasmo e di passione. L’incontro casuale con la giovane e facoltosa Chiara riaccenderà in lui la voglia di riscattarsi e costruire una nuova vita realizzando il suo sogno segreto di diventare un artista. Le vite dei tre si intrecceranno in un pericoloso triangolo amoroso.

 

VOTO 6 –



La sequenza iniziale e quella finale, in pratica la medesima, cercano di riassumere in un aforisma e in una considerazione filosofica il senso della vita quando si corre sul sottile filo che separa la realtà dall’illusione, il labile confine che una persona qualsiasi può oltrepassare senza rendersene conto e, una volta andata nell’aera pericolosa, quella dell’abbaglio, ci si ritrova spesso soli e con un pezzo della vita sprecata e soprattutto persa per sempre. È ciò che capita al giovane protagonista di questa storia, l’ennesima del cinema sui triangoli amorosi, cercati o meno, proprio come in questo caso.



Siamo nella Milano moderna, veloce, perigliosa tra presente non facile e futuro da confermare, dove Toni (Giuseppe Maggio) e Paola (Margherita Vicario) sono una felice coppia in armonia: lui lavora come inserviente in una Spa in attesa di promozione a compiti più qualificati, lei collabora come dipendente un negozio di scarpe. I loro progetti però si incrinano quando, a causa un gesto improprio compiuto nello spogliatoio femminile, viene severamente licenziato, non avendo però il coraggio di comunicarlo alla moglie che vuole, nel frattempo, cogliere l’occasione di gestire una filiale del negozio in società con suo principale ed ha bisogno di un prestito in banca con il contributo del marito. L’incidente si era verificato sulla segnalazione della cliente della struttura Chiara (Carolina Sara), che aveva denunciato il fatto al direttore. È tale la vergogna che Toni preferisce non dire nulla a Paola e si mette alla ricerca di un altro lavoro, trovandolo - guarda caso - reincontrando la ragazza che lo aveva fatto licenziare, la quale, figlia di famiglia più che benestante che si interessa di opere d’arte, si propone di offrirgli un nuovo lavoro in una galleria d’arte.



La chiave della svolta è anche la vecchia passione di Toni, che da giovane dipingeva quadri molto particolari dallo stile personale. Il lavoro nell’ambito artistico può essere l’occasione giusta per due motivi: coltivare il suo hobby e riscattarsi agli occhi della moglie che gli aveva fatto sbattere in cantina le sue sconosciute opere. Infatti, il sogno di Toni è sempre stato quello della pittura, ma i fatti si complicano quando la nuova conoscenza porta fuori carreggiata il protagonista ed il suo matrimonio. Lui non ci pensa ma è Chiara che si innamora immediatamente di Toni, che invece non rivela di essere sposato e neanche rivela a Paola le nuove mansioni. La tresca amorosa esplode e quando - non succede sempre così nei film? - avviene il fortuito incontro tra le due donne, il segreto viene svelato, proprio quando l’uomo stava avendo la grande occasione della sua vita: una sua personale a spese dei genitori della giovane, Roberto (Maurizio Donadoni) e Adele (Sandra Ceccarelli). Un incidente stradale fa da detonatore al finale più che burrascoso.



Nulla di nuovo sul fronte occidentale, verrebbe da dire. Pappi Corsicato, autore che frequenta un cinema ibrido tra melodramma e grottesco/provocatorio, le ossessioni di desiderio e identità, viaggia sui binari facili e tranquilli del triangolo, del tradimento, stavolta non cercato ma accettato perché “comodoso”, per cui ci troviamo con un uomo combattuto dal sincero amore e desiderio per la sua bella e attraente moglie e l’agiatezza della nuova conoscenza. Non mancano, però, aspetti sociali e classisti: i genitori fanatici e soprattutto facoltosi della fiammeggiante Chiara sono dei veri razzisti sociali. Perché devono esaudire i sogni di questo sfigato? Per il semplice motivo di soddisfare l’infatuazione accecante della loro figlia ma quando questa si trova nei guai seri, si pongono una domanda e trovano una facile risposta: chi può tirare fuori dai pasticci la loro pulzella è il paria di turno, Toni. Il quale, inguaiatosi fino al collo con la donna della sua vita, si immola in nome del vero amore e del futuro.



L’illusione? Quella di frequentare un ambiente non proprio, quindi sfruttato dai cinici abitanti della classe privilegiata. Tutto ha un prezzo, secondo gli indifferenti abbienti, e quindi se ne può parlare. Anche se la posta è dura. Toni potrebbe accettare pur di farsi riaccettare da Paola, che lo ha praticamente ripudiato. Lui rischia solo di restare solo e senza lavoro, come quel povero passerottino che scambia un sassolino per una mollica, continuando a non capire che non è una mollica di pane e insite a beccarla.



Nulla di nuovo ed ennesima dimostrazione che a volere troppo si resta nudi alla meta. Ma la colpa maggiore di Toni è quella della mancanza di coraggio. Di dire la verità alla moglie, di non dirla all’amante non voluta, di accettare i compromessi amorosi e di comodo. E la vendetta della moglie è il prezzo più caro da pagare. Carissimo. Non resta che l’uccellino. Perché quando l’ambizione supera l’amore, è solo e pura perfetta illusione.



Pappi Carsicato ha voluto e realizzato un lavoro ambizioso, dicono, ma velleitario, curato bene nei particolari, ma le inquadrature dal basso e dei piedi dei personaggi che camminano per le strade milanesi non sono un’invenzione, il triangolo men che meno, le sliding doors della vita non ne parliamo. Quindi novità zero. Pur traendo lo spirito dalle letterarie illusioni di Balzac - dove un ragazzo credeva di avere talento, illuso da una persona che si infatua di lui e che glielo fa credere, facendogli portare avanti un sogno che comincia a sgretolarsi fino a raggiungere dei risvolti poco gratificanti - ecco la storia ricamata dal regista assieme a Luca Infascelli rapportata ai giorni nostri e nella metropoli italiana per eccellenza, luogo dove le illusioni sono di numero assai superiori alle realtà risolte. Regia buona ma sostanza conosciuta e sterile. Diciamo trattenuta.



Le interpretazioni sono variegate. Giuseppe Maggio, nonostante le tante serie TV e i numerosi film, lo vedo ancora immaturo, non ancora pregnante ed espressivo: elementare, direi. Pure lui trattenuto, contagiato dal regista. Carolina Sara è costruita come una novella Jean Seberg, più simigliante di Kristen Stewart senza il carisma di questa (imparagonabile), dagli occhioni troppo presto spalancati d’amore, troppo prematuri, ma dalla recitazione accettabile. Entrambi malati di velocità di recitazione dei dialoghi: possibile che il regista non abbia detto loro di esprimersi con calma e maggiore incisività? Molto meglio l’incisiva e grintosa Margherita Vicario, che ha il fuoco dentro, tanto che solo due anni dopo ha cambiato la sua vita, con meno trucco moderno, con l’exploit di Gloria!, una gran bella novità nel panorama italiano. Ça va sans dire, Sandra Ceccarelli e Maurizio Donadoni sono attori navigati ed esperti.



Si poteva far meglio ma il triangolo (no, non lo avevo considerato, ed invece sì) è storia troppo sfruttata per poter sorprendere: puoi cambiare gli addendi ma la somma non cambia. Di positivi senz’altro il commento musicale di Gabriele Robertoe Andrea Boccadoro ma quando entra in scena la musica di Brahms non ce n’è per nessuno.

 


 
 
 

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michemar

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