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Storia di una notte (2024)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 7 nov 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Storia di una notte

Italia 2024 dramma 1h30’

 

Regia: Paolo Costella

Soggetto: Angelo Mellone (romanzo “Nelle migliori famiglie”)

Sceneggiatura: Paolo Costella, Tania Pedroni

Fotografia: Fabrizio Lucci

Montaggio: Gianluca Scarpa

Musiche: Mauro Ermanno Giovanardi, Marco Carusino, Niccolò Bodini

Scenografia: Ivana Gargiulo

Costumi: Cristina Francioni

 

Anna Foglietta: Elisabetta

Giuseppe Battiston: Piero

Giulietta Rebeggiani: Sara

Biagio Venditti: Denis

Luigi Diberti: Antonio

Stefania Casini: Carla

Yile Yara Vianello: Irene

Thomas Trabacchi: prof. Pancaldi

Massimiliano Caiazzo: Flavio

 

TRAMA: La famiglia di Piero ed Elisabetta patisce gli strascichi del tragico incidente che ha tolto la vita al loro figlio maggiore, Flavio. Due anni più tardi, i fantasmi di quel doloroso passato tornano a bussare: durante una vacanza a Cortina, l’ultimogenito Denis cade sciando e deve essere sottoposto a una delicata operazione.

 

VOTO 6 –



Tra la prima inquadratura importante e quella finale, cioè l’immagine di una famiglia riunita e rannicchiata su e ai piedi di un unico divano, c’è solo la differenza: l’assenza di una persona, il primogenito Flavio (Massimiliano Caiazzo) che viene chiamato da un amico e decide seduta stante di uscire lasciando padre, madre, fratellino e sorellina a guardarsi per l’ennesima volta il documentario su Leonard Cohen dominato dal bellissimo e poetico brano “Come healing”. La mamma Elisabetta (Anna Foglietta) è contraria a farlo andare, preferendo tenere assieme la famiglia al completo, il papà Piero (Giuseppe Battiston) invece ritiene che debba andare a divertirsi. Ma appena andato via si sente un brutto stridio di pneumatici ed un botto per nulla rassicurante. Un incidente sotto casa ha ucciso il giovane. Chissà se la canzone triste del filmato che guardavano era premonitrice del tragico evento e di ciò che ne seguirà. “Come healing of the body, come healing of the mind”: Arriva guarigione del corpo, arriva guarigione della mente. Un appello alla ricomposizione delle ferite fisiche, mentali e spirituali, come una dichiarazione emotiva che riflette il desiderio di ricostruzione, di ritrovare un senso dopo la frattura. Ed infatti.



Due anni dopo vediamo la famiglia “interrotta”. I coniugi si sono separati e si stanno riunendo ancora una volta, per mantenere le tradizioni, per trascorrere il Natale a Cortina dove i genitori di Elisabetta, Antonio (Luigi Diberti) e Carla (Stefania Casini) hanno una bella casa. Piero non ha mai amato la vacanza con i suoceri ma, per passare la festività tipicamente familiare rivedendo i figli, acconsente con piacere ed ancora una volta decide uno strappo alla decisione della moglie: prima del cenone conviviale che prevede ospiti illustri, invita i loro adolescenti Sara (Giulietta Rebeggiani) e Denis (Biagio Venditti) ad un’ultima sciata, con il disappunto di Elisabetta. La quale, attendendo nervosamente il ritorno dei tre, riceve purtroppo la telefonata del marito in quanto il ragazzo è caduto rovinosamente ed è stato ricoverato in ospedale con una sospetta lesione alla caviglia. Ma lì si accorgono che le conseguenze sono ben peggiori ed è urgente un intervento chirurgico alla spina dorsale.



Il disaccordo, già astioso, dei due coniugi si acuisce ma viene messo da parte dalla preoccupazione dell’esito della delicatissima operazione. Trascorrono così, padre, madre e figlia, la notte nella sala d’attesa del nosocomio, tra i ricordi dei tempi sereni e le ansie del futuro, tra ripensamenti e rinfacci. Lei ha un incarico al Ministero ed è in attesa di una ulteriore poltrona importante, mentre lui è un cardiologo, ma le professioni e gli impegni vengono messi da parte. Li attende una lunga notte di festa mancata e di messaggi affettuosi della ragazza di Denis a cui risponde l’afflitta sorellina, sostituitasi senza farsi scoprire per non farla preoccupare. L’artefice della tenuta morale è proprio lei, Sara, che non ha dimenticato, a distanza di tempo, di mantenere la promessa fatta a Denis: riunire i genitori. E per far ciò, in nome del fratello, li convince ad allontanarsi temporaneamente per raggiungere un luogo del bosco dove, anni addietro, il papà aveva seppellito una cerva. Tornano poi preoccupati in ospedale, per avere aggiornamenti su Denis.



L’azione affettiva e psicologica della ragazzina, con la sua semplice ingenuità malinconica, fa sì che i due genitori si parlino e si guardino in modo differente, tanto che si può notare come le facce preoccupate si distendano e si scambino timidi e sforzati sorrisi. Sempre nella speranza che l’intervento riesca e che Denis torni quello di prima. Su quelle scomode sedie, Piero ed Elisabetta sono costretti dalle circostanze a confrontarsi e ad affrontare dolori antichi e recenti e le emozioni contrastanti che si portano dentro. Forse tra loro non tutto è finito e le attese dei figli non saranno deluse? Può darsi, almeno quello.



La sequenza finale è praticamente come quella iniziale: tutti riuniti su e ai piedi del divano, felici, sorridenti e guariti, a rivedere ancora, come da prassi, il documentario di Cohen tanto amato dalla mamma. Manca solo uno, ma ormai, come una ferita che non si può ovviamente rimarginare, si guarda avanti. La luce, come canta il compianto autore in “Anthem”, è entrata nelle crepe e quello spiraglio illumina il futuro. La sua voce, con la gravità e la dolcezza che conosciamo, amplifica il senso di intimità e vulnerabilità, mentre il dolore, la distanza emotiva tra i personaggi e il difficile cammino verso la riconciliazione si va compiendo.



È la storia di una famiglia da ricomporre tutta in un’unica notte difficilissima, quella di Paolo Costella, regista dedito ad opere familiari e di gruppi: Amore con la S maiuscola (2002), Per tutta la vita (2021), Vicini di casa (2022), Una terapia di gruppo (2024), per citarne alcuni. Storia con i temi che caratterizzano quelle dei sentimenti e dei rapporti interpersonali o, come in questo caso, propriamente familiari, a volte non facili o afflitte da problematiche comuni a tanti. Ma il vero problema è raccontarli con il coinvolgimento emotivo dello spettatore e qui il regista, traendo il soggetto da un romanzo di Angelo Mellone, non vi riesce alla perfezione. Ponendo alla nostra attenzione l’elaborazione di un lutto e la conseguente reazione dei familiari, aggiungendo l’incomunicabilità che ne sorge, Costella, con la cosceneggiatrice Tania Pedroni, non lavora a fondo con efficacia e ne consegue un film che appassiona sì, ma fino ad un certo punto. Ciononostante, il film non cerca pietismi e non punta soltanto al peso del dolore come cifra espressiva, ma al senso del superamento del dolore stesso e del riconoscimento dell’amore come sentimento davvero fondante dell’esistenza umana. Infatti, solo con quel superamento i quattro superstiti ritrovano l’armonia. Indubbiamente il contenuto del messaggio è retorico ma è storia che ci riguarda tutti. Buona, comunque, l’intenzione dedicata dalla regia alle dinamiche dei personaggi, realizzata con uno sguardo lineare e composto, senza far diventare il dramma una storia strappalacrime o esagerando l’aspetto drammatico, dedicando molti primi piani per indagare da vicino come essi vivono quei momenti difficili.



E se ciò avviene è anche merito della buonissima accoppiata Anna Foglietta e Giuseppe Battiston, sempre bravi. L’attrice sa disegnarsi due donne diverse: prima felice e appagata dalla bella famiglia e dall’armonia simbiotica col marito, poi ingrigita anche esteriormente che si è indurita nell’espressione, emotivamente lontana dal marito; l’attore friulano, ormai dimagrito dopo aver smaltito da qualche tempo i chili di troppo che lo caratterizzavano, è il consueto e conosciuto interprete affidabile e sa ottimamente impersonare il personaggio. Una coppia che si era incontrata solo nella simpatica commedia di Perfetti sconosciuti, quindi mai per un dramma, e funzionano anche stavolta. Anche i giovani che li affiancano - compreso la più esperta Yile Yara Vianello in un ruolo marginale che però dà il suo importante contributo morale a Sara - se la cavano decentemente.



In definitiva, un film che poteva essere più potente ma che si accontenta di raccontare un dramma sia familiare che di coppia in maniera non del tutto incisiva: forse una sceneggiatura più profonda e più coraggiosa, forse perfino più riempitiva negli spazi lenti, lo avrebbe reso sicuramente più appassionante, che è ciò che manca, sfiorando la sufficienza definitiva.

 


 
 
 

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