top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Una separazione (2011)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 25 feb 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 17 feb

ree

Una separazione

(Jodaeiye Nader az Simin) Iran 2011 dramma 2h3’


Regia: Asghar Farhadi

Sceneggiatura: Asghar Farhadi

Fotografia: Mahmoud Kalari

Montaggio: Hayedeh Safiyari

Musiche: Sattar Oraki

Scenografia: Keyvan Moghaddam


Leila Hatami: Simin

Peyman Moaadi: Nader

Shahab Hosseini: Houjat

Sareh Bayat: Razieh

Sarina Farhadi: Termeh

Ali-Asghar Shahbazi: padre di Nader

Shirin Yazdanbakhsh: madre di Simin

Kimia Hosseini: Somayeh

Merila Zarei: miss Ghahraei

 

TRAMA: Una coppia sposata deve interfacciarsi con una decisione difficile: migliorare la vita della figlia trasferendosi in un altro paese o restare in Iran e occuparsi di un genitore malato di Alzheimer.

 

VOTO 7,5


ree

Tutto è pronto per la partenza che Simin, suo marito Nader e la loro figlia Termeh hanno progettato. Lasceranno l'Iran per una nuova vita e una nuova nazione. Tuttavia, all'ultimo, Nader ci ripensa: non osa lasciare solo il padre, malato di Alzheimer. La decisione porta un enorme scompiglio e Simin chiede il divorzio, che il tribunale non le concede. Lascia allora casa e Termeh decide di restare con il padre, sperando che la madre torni. Ma la scelta fatta da Nader, che assume una giovane donna per accudire al padre in sua assenza, si rivelerà drammatica.

 

Dopo About Elly (2009), premiato con l’Orso d’Argento, e prima del bellissimo Il passato (2013), candidato come miglior film straniero, e l'altrettanto interessante Il cliente (2016) premiato a Cannes, ecco che per Asghar Farhadi arriva il sospirato Oscar nel 2012. Tutte storie della sua terra, l’Iran, o di suoi connazionali all’estero che trattano i rapporti tra persone con forti tensioni.


ree

Qui c’è una coppia che, come tante, è sul punto di rottura: lei vuol lasciare l’Iran con la figlia ma lui non intende partire anche perché ha un padre bisognoso di assistenza. Come negli altri film, il regista ama far parlare tanto i suoi personaggi, va a fondo delle apprensioni e sviscera i problemi creatisi nelle discussioni. Nel frattempo, come suo costume, ci mostra la sua terra, una nazione molto legata alla religione ma ormai contaminata dalle influenze occidentali.


ree

Eccellentemente recitato da Leila Hatami e da Peyman Moaadi, presente anche nel film precedente, si basa su una scrittura appassionante ed una regia ineccepibile. Farhadi è come un semplice testimone, ci presenta le ragioni dell’uno e dell’altra e non si schiera: perfino il giudice mostra comprensione per entrambe le parti. Spetta a noi spettatori, nella ragnatela davanti ai nostri occhi, parteggiare per Simin oppure per Nader. Ed è inutile cercare un finale come nelle altre storie: come Abbas Kiarostami allargava lo sguardo oltre la macchina da presa e arriva fino al vasto orizzonte della sua amata terra polverosa e giallo ocra, così Farhadi non si ferma semplicemente al dissidio tra due coniugi che in fondo si vogliono ancora bene.


Acclamato a livello internazionale per la sua complessità tematica e narrativa, la pellicola è un atto d'accusa contro una cultura in cui religione e tradizione influenzano profondamente il sistema legale. Il film esplora il potere devastante di una bugia, configurandosi come un dramma giudiziario e un mistero intricato, scoppiato quando, l’uomo, tornando a casa, trova il padre legato al letto e accusa la badante Razieh di negligenza e furto, licenziandola con forza. Poco dopo, Nader scopre che Razieh è in ospedale, dove ha subito un aborto spontaneo. Viene accusato di aver causato la perdita del bambino, e la situazione evolve in un dramma legale che coinvolge bugie, verità nascoste e la lotta per la giustizia.


ree

Asghar Farhadi sviluppa i personaggi principali, Nader, Simin, Termeh, Razieh e Hodjat (Shahab Hosseini), in figure complesse e imperfette, senza offrire risposte facili e mantenendo il tasso drammatico sempre teso e sul filo della crisi irreparabile, realizzando così uno dei lavori più stimolanti del cinema non inglese do quegli anni, affrontando temi universali attraverso un dramma umano profondamente toccante.


ree

Riconoscimenti

Premi Oscar 2012

Miglior film straniero

Candidatura alla migliore sceneggiatura originale

Festival di Berlino 2011

Orso d’oro

Orso d’argento per il miglior attore al cast maschile

Orso d’argento per la miglior attrice al cast femminile

Premio della Giuria Ecumenica



 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page