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Emilia Pérez (2024)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 4 ore fa

Emilia Pérez

Francia/Messico/Belgio 2024 thriller/dramma/musicale 2h12’

 

Regia: Jacques Audiard

Soggetto: Écoute di Boris Razon (romanzo)

Sceneggiatura: Jacques Audiard

Fotografia: Paul Guilhaume

Montaggio: Juliette Welfling

Musiche: Clément Ducol, Camille

Scenografia: Emmanuelle Duplay

Costumi: Virginie Montel

 

Karla Sofía Gascón: Juan “Manitas” Del Monte / Emilia Pérez

Zoe Saldana: Rita Moro Castro

Selena Gomez: Jessica “Jessi” Del Monte

Adriana Paz: Epifanía Flores

Édgar Ramírez: Gustavo Brun

Mark Ivanir: dott. Wasserman

Eduardo Aladro: Berlinger

Gaël Murguia-Fur: Angel Del Monte

Tirso Rangel Pietriga: Diego Del Monte

James Gerard: Simon

 

TRAMA: Rita è avvocata in un grande studio legale messicano, che un giorno riceve un’offerta inaspettata: aiutare il temuto boss di un cartello del narcotraffico a ritirarsi dai suoi affari e scomparire per sempre, diventando la donna che ha sempre sognato di essere.

 

VOTO 7



Bingo!

Scommetto che tra i tantissimi estimatori di Jacques Audiard – io tra loro – sono rimasti spiazzati da questa sua ultima fatica. Fino a I fratelli Sisters era l’autore che tutti conosciamo, tra noir e drammi, violenze e sentimenti repressi, ma con Parigi, 13Arr. c’era stato un cambio inaspettato che forse indicava una voce differente nel suo cinema. Con questo film, si può immaginare, ha sorpreso non poco, non nel contenuto – essendo rimasto nel campo gangster – ma piuttosto nella confezione. I continui salti tra il recitato e le canzoni e i balletti ha disorientato le aspettative. Però, va ribadito, il campo è sempre il suo solito: se si legge una trama esaustiva si intuisce che è sempre lui e i suoi sporchi personaggi in continua lotta con la vita. Nessuno è mai pulito del tutto.



Il film è stato facilmente definito un crossover, un mixaggio micidiale tra noir, thriller, musical e persino melodramma, soprattutto nel finale, perfino queer drama, ma anche un’opera che ha voluto infischiarsi dei fedeli cinefili appassionati al suo cinema e ha saputo rivolgersi ad una platea più vasta, più disomogenea. È curioso come abbia voluto interrompere la forte tensione continua che domina l’intero film con non so quante canzoni cantate ora dalla protagonista Emilia ora dalla sua avvocata Rita, ma ogni volta è come se lo spettatore possa trovare un momento di relax e poter respirare. Non che abbiano poca importanza, questi brani, anzi sono una spiegazione e una integrazione quasi poetica del momento raccontato. Se si pensa che originariamente il film era stato pensato come un’opera lirica di quattro atti da girare in un teatro di posa, si capisce meglio la genesi.



Tutto il progetto è partito da uno spunto, dalla storia di un narcotrafficante messicano desideroso di intraprendere una transizione di genere. Poi quell’idea ha preso strade diverse quando il regista si è accorto che le scene non sembravano tanto sequenze cinematografiche ma piuttosto dei quadri in cui i protagonisti si muovevano come in un’opera. E difatti, come possono intuire gli appassionati della musica lirica, i personaggi, quando cantano, descrivono se stessi, le sensazioni che stanno provando: si descrivono, insomma, proprio come succede nelle opere. Ma l’aspetto che ho trovato più interessante è che Audiard abbia voluto lavorare molto sui personaggi, principalmente sulle due donne protagoniste ma anche sulle altre (in fondo, è un film di donne, gli uomini sono figurine), rendendole e manipolandole come stereotipi e come il suo opposto, archetipi. E poi ha voluto affrontare di petto la questione di genere.



La trama, in pratica, è semplice e complicata allo stesso tempo come ogni buon thriller, La storia segue Rita Moro Castro (Zoe Saldana), una giovane avvocatessa sottovalutata nel suo studio legale a Città del Messico, spesso inquadrata dall’alto per mostrarci la vastità del territorio e le tante abitazioni, pullulate di gente di ogni tipo e lavoro. Dopo aver vinto una causa controversa, riceve un’offerta misteriosa: un cliente potente le propone un incarico segreto in cambio di una somma considerevole, una cifra di quelle che non si possono rifiutare perché ti cambiano la vita. Quel cliente si rivela essere Juan “Manitas” Del Monte (Karla Sofía Gascón), un temuto boss del narcotraffico, che desidera sottoporsi a un intervento di riassegnazione del sesso per iniziare una nuova vita con il nome di Emilia Pérez. Rita accetta di aiutarlo, ma presto si ritrova coinvolta in un intricato gioco di potere, identità e redenzione. Tre aspetti importanti sia del film che della persona, in cui il personaggio si evolve. Prima come boss potente e senza scrupoli, poi perché diventa impaziente della sua transizione completa – anche come connotato anagrafico – ed infine utilizzando le sue infinite risorse finanziarie per scopi umanitari, quindi di redenzione.



Da ciò, si capisce come il regista abbia voluto così esplorare, con colori forti, caratterizzazione netta dei personaggi, ambientazione inequivocabile, temi complessi come il cambiamento personale, la giustizia e il privilegio, intrecciando elementi di musical con una narrazione drammatica e certamente politica. Perché il cinema di Jacques Audiard è molto politico, nel senso più vasto del termine.



Data la sorpresa che il film ha saputo sollecitare, generalmente la critica internazionale ha apprezzato molto il film (basti osservare i numerosi riconoscimenti riscossi) ma si sono notate anche molte divergenze di giudizio. Personalmente sono rimasto prima basito e poi perplesso, pur avendo un responso più che positivo, ma in generale ero rimasto al regista che amavo. Ripeto, la sostanza è la solita, la trama e i personaggi sono suoi al cento per cento, ma le tante canzoni – che caratterizzano i vari momenti – le ho trovate superflue. Mi chiedo cosa ne sarebbe stato se la narrazione non fosse stata interrotta: saremmo stato più o meno coinvolti?



La fortuna del film è innegabile e parte del merito va suddiviso tra le due attrici: Karla Sofía Gascón è sorprendente ed ora mi incuriosisce se riuscirà a confermare la sua affermazione; Zoe Saldana ha finalmente trovato un ruolo da protagonista come non le era mai capitato e si può tranquillamente affermare che ha fatto centro. In pieno. È stata bravissima sia a recitare, che a cantare e a ballare. Se il personaggio centrale è l’altra, lei si è guadagnato i galloni del primo piano, dei premi e della stima della critica e delle giurie. Anche Selena Gomez se la sbriga decentemente ma ogni altro personaggio viene oscurato dalle due personalità, di attrici e di personaggi, che dominano il film.



Non escludo che, rivedendolo, possa cambiare giudizio e voto, certamente in meglio, non il contrario. Ma che sia realizzato benissimo non ci sono dubbi, che le interpreti siano ottime scelte, che l’ambientazione e tutte le coreografie siano ben studiate, che si resti sino al termine interessati è fuori discussioni. Ma mi aspettavo un altro film.

Bingo!



Riconoscimenti

Premio Oscar 2025

Miglior attrice non protagonista a Zoe Saldana

Miglior canzone originale a “El mal”

Candidatura al miglior film

Candidatura al miglior regista

Candidatura alla miglior attrice a Karla Sofía Gascón

Candidatura alla miglior sceneggiatura non originale

Candidatura alla miglior fotografia

Candidatura al miglior montaggio

Candidatura alla miglior colonna sonora originale

Candidatura alla miglior canzone originale a “Mi camino”

Candidatura ai migliori trucco e acconciatura

Candidatura al miglior sonoro

Candidatura al miglior film internazionale

Golden Globe 2025

Miglior film commedia o musicale

Miglior film straniero

Migliore attrice non protagonista a Zoe Saldana

Migliore canzone originale a “El mal”

Candidatura per il miglior regista

Candidatura per la migliore attrice in un film commedia o musicale a Karla Sofía Gascón

Candidatura per la migliore attrice non protagonista a Selena Gomez

Candidatura per la migliore sceneggiatura

Candidatura per la migliore colonna sonora

Candidatura per la migliore canzone originale a “Mi camino”

Premio BAFTA 2025

Miglior film non in lingua inglese

Miglior attrice non protagonista a Zoe Saldana

Candidatura per il miglior film

Candidatura per il miglior regista

Candidatura per la miglior attrice protagonista a Karla Sofía Gascón

Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Selena Gomez

Candidatura per la miglior sceneggiatura non originale

Candidatura per la miglior fotografia

Candidatura per il miglior montaggio

Candidatura per la miglior colonna sonora

Candidatura per i miglior trucco e acconciatura

Festival di Cannes 2024

Prix d’interprétation féminine a Karla Sofía Gascón, Selena Gomez, Adriana Paz e Zoe Saldana

Premio della giuria

Premio alla colonna sonora

In concorso per la Palma d’oro

In concorso per la Queer Palm



 
 
 

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